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Sull'ali dorate : il mondo musicale italiano dell'Ottocento

Rosselli, John <1927-2001>

1992

Abstract

Se si vuole comprendere il successo crescente dell'opera italiana tra la fine del Settecento e la metà dell'Ottocento, è inanzitutto necessario entrare nei teatri dell'epoca e descriverne la febbrile animazione: nobili scortati da torme di servitori in livrea, che godevano di ingrassi scontati e preparavano sul posto pasti e bevande; spettatori distratti e infreddoliti che nelle sere di ristoro affollate da un pubblico vociante e dedito al gioco d'azzardo, con una predilizione per il faraone e la roulette; palchi che sembravano salotti, loggioni che rammentavano assemblee democratiche e una platea dove - come ebbe a notare Berlioz si era abituati a consumare l'opera al modo di un piatto di maccheroni. E' intorno a questo pubblico eterogeneo, i cui gusti e le cui disponibilità finanziarie sono strettamente correlati al processo di tardiva industrializzazione, che prende vita il mondo operistico italiano, divenendo un modello per le altre nazioni europee. Rosselli ne illustra elegantemente i protagonisti, siano essi grandi musicisti come Rossini e Verdi o gli impresari, sempre più simili ad amministratori delegati, i cantanti, gli strumentisti. Ma egli sppiega anche il declino dell'opera, quando nella seconda metà dell'ottocento la canzone popolare napoletana e l'operetta corrompono il gusto, non si rinnovano le scuole di canto corale e la musica strumentale europea conduce alla formazione delle prime Società del quartetto. Così, mentre si assiste all'ascesa dei grandi editori Ricordi e Sonzogno, i teatri sono inondati di concerti patriottici e farse politiche - tutto fuorché opere - per poi cedere definitivamente alla magia delle invenzioni wagneriane.