Nell’avventurosa ed emblematica storia di Braccio da Montone, discendente da una nobile famiglia umbra, vissuto a cavallo fra il Trecento e il Quattrocento, nel divampare di faide e contese, si legge in filigrana il carattere, l’aspirazione ancora allo stato embrionale e il destino di un’Italia che soltanto quattro secoli dopo, all’alba del Risorgimento, avrebbe saputo pensarsi come uno stato libero dal giogo degli invasori e dalle mire insaziabili di potere di uno Stato Pontificio avido di terre e beni materiali, per concepire il sogno dell’unità nazionale. La vita di soldato di ventura di Andrea Fortebracci, noto poi come Braccio, inizia quando, poco più che bambino, alla morte prematura del padre Oddo e nella percezione di una vita fattasi più esposta all’odio degli oppositori e alla loro brama di potere, di fronte alle lacrime della madre Giacoma e l’angosciato smarrimento dei fratelli, tra cui spicca la salda e sagace Stella, indispensabile consigliera e sostegno di tutta la vita, nella stretta del rischio accresciuto e del dolore “conosce il suo destino, ha deciso: da oggi la sua vita sarà consacrata alla difesa della famiglia e alla riconquista dei privilegi usurpati, in difesa dell’onore e del patrimonio, dedicata al riscatto e alla battaglia.