La Festa dei Ceri appare immutabile, dominata da una forza misteriosa che la tiene viva e la tramanda, anno dopo anno, come se nulla potesse intaccarla. Eppure, se guardiamo con attenzione, ci accorgiamo che questa apparente staticità è solo un effetto ottico, come quello della lancetta delle ore nei vecchi orologi, che sembra ferma.
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Non sbagliano gli anziani ceraioli quando sentenziano: “ai tempi nostri la Festa era diversa”. Ma questo non è necessariamente un disvalore. Nulla di ciò che è vivo resta davvero immobile: come ogni forma di vita, anche la nostra Festa è leggermente variata nel tempo adattandosi alle mutazioni dell’ambiente circostante. Ha mantenuto intatta la sua essenza, pur rispondendo, con naturalezza, alle trasformazioni degli uomini, della società, della tecnologia e del pensiero. In questa nuova edizione abbiamo sentito il bisogno di annotare questi cambiamenti, che in trent’anni si sono stratificati, vivificando una manifestazione che è testimone del tempo che scorre e che non ha l’obbligo di somigliare a se stessa, come una fredda rievocazione storica.